venerdì 10 ottobre 2008

Pista ciclabile o mulattiera?

Con tutti i problemi del lago, parlare della pista ciclabile sembra quasi un diversivo o trucchetto da politicante che opera nell’intento di distogliere l’attenzione dagli argomenti seri e quindi scomodi. Forse in molti casi è stato proprio così ma d’altra parte, se al mondo si dovessero risolvere i problemi solo ed esclusivamente in ordine d’importanza, non si riuscirebbe ad iniziare neanche il più piccolo dei lavori. 

Per la pista "ciclabile" del Trasimeno vale lo stesso concetto, perché anche se opere ben più importanti sono ancora in stallo o addirittura nemmeno a progetto, questo non significa che non possano essere portati avanti dei lavori in parallelo che seppure non rivolti alla soluzione dei problemi più gravi, possono o potrebbero migliorare ed impreziosire il già notevole panorama del più grande lago dell'Italia peninsulare. 

Ebbene si, ho usato il condizionale, perché ancora una volta l'amministrazione regionale e provinciale ed i comuni del comprensorio del lago Trasimeno, hanno perso l'occasione per stare fermi, evitarci l'ennesimo spreco e risparmiarci un ulteriore inutile e dannosa "opera" pubblica che qui attorno al lago Trasimeno ha ormai soltanto nel nome l'unico aspetto positivo. 

Già, pista "ciclabile". Io mi chiedo: chi ha ideato il progetto, chi l'ha messo su carta, chi l'ha costruito e soprattutto chi l'ha autorizzato e sostenuto economicamente, ha mai visto una pista ciclabile? Di certo no! Anche perché se fosse vero il contrario, allora sarebbe lecito tacciare queste persone di gravissima incompetenza e addirittura non sarebbe eccessivo crederli ideatori ed autori di truffe aggravate, atte ad attingere a finanziamenti statali e/o comunitari per scopi personali. Sia chiaro, le mie sono semplici illazioni che seppure gravi, almeno per il momento rimangono tali, ma che naturalmente prendono vita da deduzioni basate sui fatti che sono sotto gli occhi di tutti. Sì, perché è ormai chiaro come il sole che la tanto decantanta, (solo da chi l'ha costruita a dire il vero), pista "ciclabile" non è altro che l'ennesimo spreco di denaro pubblico. Innanzitutto, il piano stradale non è asfaltato ne minimamente battuto e spianato e sono presenti per tutto il percorso, avvallamenti, irregolarità, ciuffi d'erba cospicui e soprattutto, tanti, tanti, tanti sassi di varie dimensioni che permettono di fatto l'utilizzo della pista solo a chi è in possesso di bici tipo mountain bike che però ovviamente si reca nei ben più interessanti percorsi collinari di cui l'Umbria è piena. In secondo luogo va detto che il percorso non è contiguo, ma bensì è interrotto in più punti, perché per via della presenza dei paesini rivieraschi, della conformazione del territorio e delle strade preesistenti, non sarebbe mai e poi mai stato possibile fare altrimenti. Un ulteriore motivo per evitare questo scempio. La cosa è ancor più grave se si pensa che nei punti dove la pista "ciclabile" s’interrompe, si è costretti ad immettersi nella strada statale che naturalmente in estate è molto transitata e la situazione è ulteriormente aggravata dal fatto che in pratica, non esistono quasi segnalazioni adeguate, atte ad avvertire gli automobilisti ed i ciclisti del possibile pericolo. C'è da dire però che di pericoli non se ne corrono, perché per fortuna, la pista non la usa quasi nessuno. In ultima analisi c'è da rimarcare il fatto che gran parte del percorso della pista "ciclabile", è condiviso dagli automobilisti. Eh sì, perché per portare a termine questa "meraviglia" si è pensato bene di sfruttare alcuni chilometri di strade secondarie, non asfaltate e per fortuna poco transitate che però erano esistenti da decenni e vengono tutt'ora percorse dalle auto degli abitanti delle case adiacenti che sono state costruite ben prima della pista "ciclabile". A volte mi capita di passarci con la macchina e mi viene naturale pensare a quelle comitive di turisti tedeschi che per numero, fanno concorrenza ad una tappa del giro d'Italia. Per fortuna tali turisti sanno com'è fatta una pista ciclabile e naturalmente si guardano bene dal percorrere la nostra. Un altro pericolo sventato! 

Avrete notato che ho usato le virgolette ogni volta che ho scritto la parola "ciclabile" in riferimento alla pista del Trasimeno. Beh, credo sia il minimo e torno a ribadire con forza che per me, ma credetemi, non sono l'unico, quella che ho descritto qui sopra, non è una pista ciclabile ma come ho scritto nel titolo, una mulattiera ed a giudicare dalle teste di chi l’ha voluta e creata, credo proprio che l’analogia col simpatico quadrupede sia quantomeno corretta, soprattutto per quanto attiene alle limitate capacità intellettive dell’animale.

Spero che i muli non si offendano!